Un progetto curatoriale “crowd-created” al MuCEM di Marsiglia

Psychodémie: un patrimonio storico collettivo

Credit: Roland Halbe

“L’obiettivo del museo è promuovere il patrimonio Mediterraneo, partecipare alla creazione di nuovi scambi nella regione e, in questo periodo di profondo sconvolgimento, contribuire a gettare le basi per il mondo mediterraneo di domani. A Marsiglia, il MuCEM è un luogo dove, a livello nazionale e internazionale, le persone possono conoscere al meglio il Mediterraneo.”

MuCEM

Il Museo delle Civiltà dell’Europa e del Mediterrano è uno dei più grandi musei etnografici del mondo. Custodisce il patrimonio antropologico dedicato alle civiltà del Mediterraneo dove si approfondiscono le fondamenta della culla della civiltà mediterranea e le energie che da sempre l’hanno attraversata.

Il complesso è formato da due edifici situati nel porto vecchio di Marsiglia e dal Centre de Conservation et de Ressources (CCR), situato nel quartiere di Belle-de-Mai, che ospita i depositi del museo ed una biblioteca specialistica.

All’ingresso del porto vecchio, lo storico forte militare di Saint-Jean è collegato da una passerella sospesa all’edificio J4, una struttura progettata dall’architetto francese Rudy Ricciotti ben riconoscibile dal suo frangisole, che ricorda il gioco di riflessi della luce sull’acqua. 

In questi edifici, in continuo dialogo fra passato e presente, viene custodito il patrimonio antropologico dedicato alle civiltà del Mediterraneo. Negli spazi del Forte di Saint-Jean la collezione racconta l’evoluzione storico-sociale di Marsiglia e della Provenza, mentre la principale mostra permanente è all’interno dell’edificio J4 – alle Galerie de la Mediterranée – dove vengono presentate le varie cultura del mediterraneo attraverso opere d’arte, oggetti di uso comune, modelli, immagini e installazioni multimediali. 

Tenendo fede alla propria mission, il MuCEM si pone l’obiettivo di offrire al proprio pubblico un’“agorà contemporanea” d’incontro, d’ascolto e di dibattito su temi sociali.

Dalla volontà del team curatoriale di mantenere i contatti con il proprio pubblico è nata la mostra Psychodémie, un progetto di co-creazione nato dall’esigenza di raccontare e riflettere sugli effetti della pandemia di Covid-19 e del primo confinamento. 

Su iniziativa della direttrice scientifica Émile Girard, da aprile 2020 è iniziata la ricerca degli oggetti emblematici utilizzati in isolamento forzato.

Le persone sono state invitate a condividere con il museo gli oggetti che li hanno accompagnati nel loro quotidiano e grazie a più di seicento testimonianze, centoventi oggetti sono entrati a far parte delle collezioni permanenti del museo creando così un piccolo segmento di memoria contemporanea.

Presente alle Galerie de la Mediterranée fino al 25 marzo 2022, la mostra mette a confronto questa collezione collettiva con il lavoro del fotografo Antoine d’Agata, con oltre tredicimila fotografie scattate nello stesso periodo, confrontandosi con gli effetti del lockdown per ricercare i segni visibili e invisibili di questa crisi, nelle strade deserte, negli ospedali affollati, nei centri di emergenza dove i malati venivano sottoposti a cure e nei rifugi dove venivano accuditi gli ultimi.

Grazie alla creazione di un patrimonio storico condiviso e il lavoro di Antoine d’Agata, la mostra offre un confronto su due realtà parallele che hanno convissuto in quel periodo: la vita dentro le mura di casa e la vita tra le vie delle città, l’immobilità delle persone e la circolazione del virus, l’intimità delle testimonianze ricevute in contrapposizione con l’anonimato di vite ridotte alla loro più semplice espressione fisiologica.

La creazione di una mostra “crowd-created” dà la possibilità al museo di ritagliarsi uno spazio nelle vite del proprio pubblico. Le persone hanno così la possibilità di partecipare ad un’iniziativa che le riguarda da vicino, condividendo esperienze che hanno vissuto in un periodo che ha messo in difficoltà tutto il genere umano.

Mettere a disposizione i propri spazi e coinvolgere il proprio pubblico, dimostra come il MuCEM abbia ben presente la propria mission e il suo voler essere un’ “agorà contemporanea” per la sua audience, dove poter sviluppare, dibattere e creare momenti di riflessione su argomenti e vicende che hanno segnato la storia dell’umanità.

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