TERZA SURVEY ICOM 2021

Com’è cambiato il settore museale? Gli insights di Museum Strategy Consultancy

Credit: Zalfa Imani

Lo scorso luglio 2021 è stata pubblicata la terza survey ICOM – International Council of Museums – sull’impatto della pandemia di Covid-19 sul settore museale, in cui sono stati analizzate circa 840 risposte di musei di tutti i continenti e di varie dimensioni.

A un anno di distanza dalla prima survey, è emerso che c’è ancora un clima di forte incertezza per il futuro, legato soprattutto ad un generale declino nella partecipazione e alla crescente necessità di sostegno da parte dei governi.

Takeaway Points

1. I musei hanno ampliato e riprogrammato la loro offerta digitale migliorandola, ma non hanno investito nuove risorse a sostegno di questi sforzi:

  • a livello di budget
  • per la formazione del personale
  • per l’ampliamento del capitale umano

2. Non c’è stato ancora un cambiamento strategico sostanziale verso la diversificazione delle fonti di entrata da parte dei musei:

  • non hanno aumentato o diversificato servizi e prodotti intercettando le nuove potenzialità degli utenti
  • fanno difficoltà a sviluppare una strategia di cambiamento che trasformi le conseguenze della crisi in modo propositivo.

3. A livello finanziario è emerso che:

  • I musei sono stati sostenuti da risorse arrivate con i ristori e da un leggero aumento delle attività di fundraising.
  • La maggior parte dei musei, in primis quelli di piccole dimensioni, non ha sperimentato nuovi modi per generare reddito.
  • Manca la percezione che nel lungo periodo aumenterà la competizione per avere accesso a fondi pubblici e privati, perché i requisiti d’accesso saranno sempre più specifici e puntuali.

4. I musei percepiscono un alto rischio di non riuscire ad attirare e riportare i visitatori al museo e di perdere il contatto con la loro comunità locale. Tuttavia le strategie messe in atto non mirano a risolvere queste problematiche, ma prediligono operazioni di ricerca sulle collezioni. Questo mostra un disallineamento tra strategie e obiettivi.

Impatto economico

Il crollo delle visite. Il 69,5% dei musei che hanno risposto alla Survey ICOM nel 2020 ha visto un calo dei visitatori superiore al 50% con picchi di perdite oltre il 75% e il 90% delle presenze.

Accesso a forme di sussidio finanziario. Tra le istituzioni culturali cresce l’utilizzo delle campagne di fundraising e l’accesso ai fondi d’emergenza per far fronte alle difficoltà economiche causate dalla crisi. Questo spiega la riduzione della percentuale di istituzioni che non hanno avuto accesso ad alcun tipo di sussidio.

Impatto nel lungo periodo della crisi pandemica. Le istituzioni culturali sono ancora molto preoccupate per la riduzione nel lungo periodo di mostre e iniziative pubbliche. C’è parziale preoccupazione per la riduzione degli orari di apertura mentre è svanito il timore di una chiusura prolungata e/o definitiva dei musei.

Fonti di reddito. C’è un impegno ridotto delle istituzioni culturali a trovare nuove fonti di reddito per far fronte alle difficoltà. Il dato più significativo mostra che solo il 14,1% ha diversificato aprendo uno shop online.

La maggioranza delle istituzioni che non ha cercato nuove fonti di reddito non l’ha fatto perchè essendo di piccole o medie dimensioni non possiede le risorse necessarie per investire in nuove attività.

Comunicazione e attività digitali

Staff assunto dedicato alle attività digitali. La percentuale complessiva delle istituzioni culturali che hanno uno staff dedicato esclusivamente alla gestione delle attività digitali è aumentata.

L’aumento ha però visto un calo percentuale delle istituzioni che utilizzano staff impiegato full time presso la loro organizzazione ed un aumento percentuale dell’utilizzo di staff che è impiegato anche altrove.

Budget complessivo dedicato a comunicazione e digitale. Tra la prima e la seconda survey è aumentata la percentuale di istituzioni che dedica parte considerevole del budget alla comunicazione e alle attività digitali. Il 30% delle istituzioni dedica ad esse l’1-5% del budget. Con la terza survey calano al 49,8% rispetto al precedente 56,3% le istituzioni che dedicano parte considerevole del budget alla comunicazione e alle attività digitali. Nonostante questo calo complessivo c’è una lieve crescita percentuale delle realtà che dedicano tra il 6-10% o sopra il 10% del budget a comunicazione e digitale.

Cambiamenti previsti nella strategia digitale post pandemia. Durante il periodo di crisi le istituzioni culturali hanno individuato come azioni strategiche chiave l’aumento dell’offerta di attività digitali ed il ripensamento della strategia digitale. Queste azioni strategiche non sono però supportate dall’aumento di staff e budget o da investimenti in formazione. La terza survey conferma questo trend: le istituzioni si sono concentrate, e continueranno a farlo, sul ripensamento e ampliamento dell’offerta digitale e hanno lasciato in secondo piano l’allocazione di risorse a supporto di questi interventi.

Riaprire e prepararsi per il futuro

I rischi. La terza survey mostra che le istituzioni percepiscono come meno forte il rischio di non riuscire più a riaprire i loro spazi al pubblico. Gli aspetti che invece preoccupano ancora i musei sono:

  • l’incapacità di attrarre nuovamente i visitatori.
  • la perdita di contatto con la comunità locale di riferimento.

Le strategie. Le aree d’azione in cui si sono concentrati gli sforzi di cambiamento strategico sono:

  • la ricerca sulle collezioni
  • una crescente attenzione verso la sostenibilità e verso la comunità locale.

Il cambio strategico in queste aree per molti era già in atto prima della crisi pandemica. Rimane ridotta l’attenzione su aspetti strategici chiave come

  • modificare le strategie di partnership
  • trovare nuovi modi per generare entrate economiche sfruttando anche l’online.

Le competenze. Per i musei le competenze cruciali per affrontare la crisi pandemica sono legate allo sviluppo dell’offerta digitale. Sviluppare eventi digitali o ibridi, costruire una strategia digitale e investire in digital content creation sono ritenute le skills essenziali. Uno dei maggiori rischi per il futuro è il timore di perdere il contatto con le comunità locali, ma la capacità di fare community outreach viene percepita come una competenza poco rilevante.

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